Interview with Bill Bruford in Percussioni (in Italian)

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Date Submitted: 27-Jan-1997
Submitted By: Mario A. Riggio (mariggio at mbox dot vol dot it)

BILL BRUFORD
Di Mario A. Riggio

Quando gli europei si mettono a discutere,
gli americani se ne vanno a bere al bar;
a loro importa principalmente di suonare,
mentre gli aspetti filosofici spettano a noi

Bill Bruford nasce nel Kent, in Inghilterra, figlio di un chirurgo veterinario. Studia batteria jazz all'universita' di Leeds e dal maestro Lou Pocock, della Royal Philarmonic Orchestra. Un artista sensibile, un musicista creativo, un batterista virtuoso: non stiamo parlando di un percussionista qualunque, Bruford e' innovatore ed eclettico ancora oggi, dopo ventotto anni di carriera. Dentro di lui si fondono tre differenti anime musicali, il jazz degli studi universitari, il rock degli anni ruggenti, la musica sinfonica e contemporanea, ma anche l'interesse per l'elettronica fin dai primi esperimenti pionieristici, le percussioni, la ricerca sonora.

GLI ESORDI

Negli anni dell'universita' suona con un gruppo di rhythm 'n blues: e' un'esperienza breve, nel 1968 risponde ad un annuncio su una rivista musicale e si unisce agli Yes, gruppo capostipite del rock sinfonico, un genere che avrebbe avuto il suo apice nei primi anni '70. Con gli Yes arriva subito il successo: la miscela di rock e musica sinfonica richiede anche virtuosismi strumentali ed il giovane Bill si mette subito in luce per l'abilita' nei tempi dispari e l'eccellente tecnica del rullante, dal suono metallico, penetrante ed inconfondibile. Gli Yes dei primi anni '70 sono una potentissima macchina musicale e contendono agli Emerson Lake and Palmer le classifiche dei migliori strumentisti. Musicisti come il tastierista Rick Wakeman, il chitarrista Steve Howe ed il bassista Chris Squire sono considerati ancora oggi fra i maestri del proprio strumento. I dischi registrati fra il 1971 ed il 1973, "The Yes Album", "Fragile" e la suite di "Close to the edge" sono le migliori realizzazioni di un gruppo che sfiora i trent'anni di attivita'.

Lo stile sinfonico dei primi anni '70 e' pieno di sorprese, attacchi, balzi dinamici, con un drumming pulito e preciso (almeno secondo i canoni metronomici del tempo), che oggi suona un po' datato, ma che all'epoca era certo di avanguardia.

Nel 1973 Bruford lascia gli Yes per entrare nella band piu' innovativa di quegli anni. I King Crimson anticipano i tempi mescolando l'improvvisazione jazz, i suoni del rock e la creativita' della musica contemporanea. Guidati dal chitarrista Robert Fripp, i Crimson ospitano spesso musicisti provenienti dall'ambito jazz, come il sassofonista Mel Collins ed il pianista Keith Tippet e strumentisti di orchestre sinfoniche come il violinista David Cross, l'oboista Robin Miller ed il trombettista Mark Charig, dando vita ad un genere di e'lite, piu' vicino alla musica contemporanea che al rock. L'improvvisazione e' a base di tutto: non c'e' concerto uguale all'altro ed i brani vengono smembrati e ricomposti dal vivo, senza schemi predeterminati. Nascono dal vivo album come "Starless and Bible Black" e parte di "Red", registrati e rimissati tagliando gli applausi. Questa fase dei King Crimson dura solo dal 1973 al 1974, ma lascia in Bruford un segno profondo. Il percussionista Jamie Muir (che esce dal gruppo nel 1974 per rinchiudersi in convento) ha uno stile a cascata, veloce, violento e ricco di suoni, Bill gli sara' debitore negli anni a seguire. "L'influenza di Jamie Muir - ha scritto - e' stata profonda. Il suo linguaggio musicale spietato mi ha ridotto piu' di una volta alle lacrime per l'umiliazione. Mi ha insegnato che ritmo e drumming vanno ben oltre un velocissimo paradiddle". Con i primi Crimson, Bruford impara ad ascoltare se stesso e gli altri musicisti, doppiare la chitarra ed allinearsi con gli strumenti intonati, esplodere in pesanti ritmiche scandite da un potente rullante in metallo. La costante tendenza all'innovazione ed alla rottura degli schemi sara' d'ora in poi una caratteristica del batterista inglese. Robert Fripp scioglie i King Crimson all'apice del successo nel 1974 e Bill passa prima ai Gong, poi ai National Health ed infine ai Genesis, orfani del cantante Peter Gabriel. I Genesis sono nel 1975 il piu' importante gruppo rock in Europa e la partecipazione di Bill si limita alle esibizioni dal vivo, mentre in studio resta il batterista ufficiale Phil Collins. Il rock ormai decadente dei Genesis richiede un batterista preciso e dotato nei tempi dispari e negli obbligati, ma sta un po' stretto a Bruford, in costante ricerca di qualcosa di nuovo. Nel 1976 viene sostituito da Chester Thompson, batterista jazz nero, tecnicamente a posto, ma poco fantasioso: l'ideale gurdaspalle di un leader come Phil Collins.

Nel 1978 nascono gli Uk, supergruppo che vuole mescolare l'orecchiabilita' degli Yes con il suono secco dei King Crimson. Il progetto e' indubbiamente commerciale, ma la partecipazione di Bruford e' inevitabile. Dopo appena un disco e un tour, Bill lascia il posto a Terry Bozzio per registrare "Feels good to me", il primo disco da solista con una band composta dal chitarrista Allan Holdsworth, dal bassista Jeff Berlin e Dave Stewart alle tastiere. A "Feels good to me" seguono altri tre lavori su vinile, a meta' fra il jazz ed il rock, catratterizzati da veloci ritmiche dispari, come nel brano "Belzebub" in cui la metrica della ritmica che si differenzia da quella della melodia; la base di batteria in 9/8 (5+4) viene estesa fino a 12/8 e poi suddivisa in 5, 4 e 3 (vedi esempio).

GLI ANNI '80

Nel 1980 grazie alla mente di Robert Fripp si arriva ad un nuovo concetto di batteria senza charleston e piatti, restano solo i tamburi. Ne e' testimonianza l'album sperimentale "Peter Gabriel III", suonato da Phil Collins, Jerry Marotta e dal percussionista Morris Pert. Questo nuovo concetto ritmico viene ripreso ed ampliato dai nuovi King Crimson che, oltre a Fripp e Bruford, possono contare su Adrian Belew, ex chitarrista dei Talking Heads, e su un bassista come Tony Levin, specialista dello stick e spalla ritmica di Steve Gadd allepoca dellhigh school. I nuovi King Crimson giocano con le poliritmie, intrecciando i tempi dispari in una tela melodica e matematica studiata a tavolino. Il nuovo concetto guida e' la disciplina: disciplina nei comportamenti: disciplina nel corpo, nello spirito e sul palco, grande concentrazione (il minimo errore e' fatale per tutto il gruppo, rompe l'intreccio ritmico). I Crimson sono ancora un gruppo sperimentale e l'album "Discipline" e' forse il capitolo piu' interessante del rock degli anni '80. Il drumming di Bruford e' inarrivabile e propone tempi come il 17/4 di "Discipline" (vedi esempio). Lo stesso Bruford definisce il suono della sua batteria "onnipotente e fracassone". Con i nuovi Crimson compaiono le prime batterie elttroacustiche Simmons, il suono diventa elettrico ed industriale, o come avra' occasione di dire Bruford: "Neo industriale, semi panetnico, in una dimensione orchestrale spaziata sinfonicxamente, andando incontro ai metalli, dimenticando quel continuo pestare rimbombante sui tamburi bassi e senza tenere il tempo sui piatti". Fripp, all'apice di un nuovo successo commerciale, scioglie di nuovo i King Crimson nel 1983 e Bruford torna al vecchio amore per il jazz registrando due album insieme al pianista Patrick Moraz, "Music for piano and drums" e "Flags".

Dopo alcune esperienze di jazz- rock sperimentale con il David Torn, chitarrista ex-Japan (interessante l'album "Cloud about Mercury"), e con il giapponese Kazumi Watanabe, Bill crea gli Earthworks, gruppo di jazz elettro-acustico, con cui registra quatttro album.

Il progetto Earthworks lo vede alla testa di un gruppo di giovani jazzisti inglesi, fra cui il sassofonista Ian Ballamy, il bassista Tim Harries e il polistrumentista Django Bates; ora la concezione melodica della batteria si sposta dal rock al jazz senza porsi limiti di linguaggio musicale. Alla fine degli anni '80 si forma un nuovo supergruppo: Anderson Bruford Wakeman Howe e' un manipolo di ex Yes che ripropone la musica degli Yes, con un facile successo commerciale ed un album che puo' considerarsi il canto del cigno del rock progressivo. Il quartetto e' piacevole da ascoltare e grandioso da vedere, con quattro virtuosi di grande fama che, sulla soglia dei cinquant'anni, ripropongono se stessi come in un gioco di specchi. Il gruppo confluisce negli Yes dopo poco piu' di un anno.

GLI ANNI '90

Ancora una volta con gli Yes, Bruford suona solo batterie elettroniche (siamo al massimo di sperimentazione consentito dallo strumento), e partecipa all'inutile album "Union". Dal vivo duetta con Alan White (ma non e' una novita', Bill aveva gia' suonato insieme a batteristi come Jamie Muir nei King Crimson e Phil Collins nei Genesis). Dopo questa esperienza inizia a nascere l'idea del "double drumming", ovvero come mettere insieme due batterie in modo che possano incastrarsi in ritmiche differenti e complesse. E' come al solito Robert Fripp a pensare ad una terza rinascita dei King Crimson, ma l'idea rimane in un cassetto per una vertenza con il vecchio management. Nel frattempo sviluppa un progetto con David Sylvian, ex cantante dei Japan, in cui suona il batterista Pat Mastellotto, selezionato durante un provino allo studio Real World di Bath, in Inghilterra. L'esperienza di "double drumming" di Bruford coincide con l'idea di intreccio armonico di Robert Fripp. Nella primavera del 1994 prende vita la nuova, inusuale, formazione dei King Crimson, sotto forma di un doppio trio, due chitarre - Robert Fripp e Adrian Belew, due bassi - Tony Levin e il giovane Trey Gunn, due batterie - Bill Bruford e Pat Mastellotto. A fine anno esce il mini cd "Vroom" ed in pochi mesi fanno seguito "Thrak", il mini cd "Dinosaur" ed il doppio dal vivo "B'boom".

Gli ultimi Crimson sono un gruppo di avanguardia che guarda al passato; i suoni e le schizofrenie tipici degli anni '70 si sposano con le canzoni di Belew, che ricordano i Beatles di "Sgt. Pepper" e strizzano l'occhio ai suoni di Peter Gabriel. La doppia ritmica, due bassi e due batterie, insegue la matematica dei tempi, proponendo, anche dal vivo, poliritmie "impossibili" da pensare. Il lavoro nasce a tavolino ma si sviluppa su improvvisazioni che diventano melodia o tempi portanti, come il drum solo "B'boom" o il ritornello di "Sex eat sleep dream", dove Bruford improvvisa su tempi dispari che variano costantemente. A ventisei anni dalla nascita, la saga dei King Crimson continua.

L'INTERVISTA
Di Mario A. Riggio e Linda Battistuzzi

Cosa facevi quando sei entrato a far parte degli Yes?

Ero all'Universita' di Leeds, e in precedenza avevo suonato ben poco: solo tre serate con un gruppo di rhythm 'n blues. L'accordo con quel gruppo fini' sul nascere perche' pareva che il mio modo di suonare fosse un po' troppo sovversivo (sic!). Quindi risposi a qualche annuncio e mi ritrovai con gli Yes. La mia esperienza come musicista era percio' puramente accademica, si limitava alla tecnica jazz che avevo studiato all'universita'.

E' per questo allora che la tua tecnica jazz e' formidabile E' molto carino da parte tua...grazie! Comunque io forse la definirei in termini un po' meno eclatanti.

Che importanza ha la cura del suono nel tuo modo di interpretare la musica?

Partendo dall'evidente presupposto che la musica e' suono, credo che ogni batterista dedichi molta attenzione a questo aspetto. Penso pero' che oggi, purtroppo, i metodi di registrazione e le esigenze del mercato, e quindi delle case discografiche, abbiano portato ad un notevole appiattimento. Pochi batteristi, forse Phil Collins, Stewart Copeland, io stesso, e pochi altri, siamo ancora facilmente riconoscibili, abbiamo un sound particolare...

Quali credi siano le ragioni che hanno portato a questa situazione?

Direi che si tratta di standardizzazione del prodotto. Quando la Ford T usci' sul mercato, il signor Ford disse "Potete avere questa macchina del colore che volete, basta che sia nero".

Capisci dove voglio arrivare?

Non trovi che anche il pubblico di questi anni potrebbe apprezzare l'originalita'?

Certamente; il problema e' che spesso i canali informativi non consentono al pubblico di sapere dove reperire questa originalita' musicale. Quando questi canali, e parlo particolarmente delle stazioni radiofoniche, non hanno alcun interesse a che il pubblico possa scegliere da una gamma piu' vasta di prodotti musicali, chi ascolta viene privato dell'occasione di educare il suo orecchio e il suo gusto alla diversita'.

Estremizzando un po', si potrebbe arrivare a parlare di un pubblico musicalmente ignorante?

(Risata) Vedi, credo che oggi si produca troppa musica. Per l'ascoltatore e' praticamente impossibile orientarsi in maniera indipendente all'interno di questa sorta di giungla. Nascono cosi' figure come quella del D-j che vengono elette a "selezionatrici", che fanno da filtro cioe' fra il mercato ed il pubblico. Cio' che si compra e si ascolta dipende percio' in larghissima parte dalle scelte di poche persone, e credo sia per questo motivo che assistiamo a fenomeni altrimenti inspiegabili come quello di Madonna.

Ma torniamo a te e al tuo modo di suonare; dicevi di essere uno dei pochi batteristi che ancora si distinguono per il loro stile; da cosa credi che nasca questo fatto?

Innanzitutto suono musica assolutamente non convenzionale, se cosi' possiamo definirla, che permette quindi la liberta' di esprimere la mia identita' di musicista. Parlando del mio modo di suonare, si riduce tutto a termini estremamente semplici: si tratta di scegliere che note suonare, come suonarle e su che strumento suonarle. Credo di avere piu' di uno stile; forse il mio stile sta proprio nell'assenza di uno stile definito, e quindi nello studiare ogni pezzo in maniera innocente, cercando cioe' di non farmi portare da abitudini o preconcetti, ma lasciandomi guidare dalla musica stessa, in modo che sia io a seguire lei e non viceversa. Penso che sia cosi' che riesco ad esprimermi in maniera originale e soprattutto con gusto, senza strafare. D'altronde il mio approccio sicuramente europeo mi porta a dare molta importanza ai colori, e in questo mi differenzia molto dai batteristi americani di rock-fusion.

Spesso sperimenti le tue linee percussive aiutandoti con l'elettronica, ora ti si vede piu' spesso suonare solo la batteria acustica. Sta finendo un amore? Ho passato molto tempo in questi ultimi dieci anni lavorando con l'elettronica della Simmons; l'idea dell'elettronica agli inizi degli anni '80 era entusiasmante per tutte le nuove prospettive che il mondo delle percussioni elettroniche lasciava intravedere. Con la mia band, gli Earthworks, con cui sono stato in Italia due anni fa, ero arrivato al punto in cui mi divertivo a suonare note e accordi sui pads, ed i risultati erano stupefacenti. Purtroppo questo lavoro richiedeva anche molto tempo per via della programmazione. E' vero, puoi arrivare a sembrare un tastierista pur suonando una batteria, ma - alla fine - ne vale la pena? E' stata sicuramente un'esperienza importante, e non sto certo dicendo che intendo rinunciare all'elettronica in assoluto, ma forse la usero' in modo diverso.

Hai usato ancora un set misto nell'ultimo tour con i King Crimson, da cosa e' composto?

Sia dal vivo, sia in sala di registrazione ho usato la nuova batteria Tama Starclassic, con piatti Paiste e pads elettronici Simmons FDX. Come suoni sulla Simmons ho usato principalmente campionature semplici di rumori metallici.

Hai suonato tanti generi musicali diversi; e' stata una tua scelta precisa o c'e' qualche altro motivo che ti ha portato a doverlo fare?

Non cambio mai tanto per fare; anzi, trovo che cambiare gruppo sia poco piacevole. Come ogni musicista, credo, entro a far parte di un nuovo gruppo con l'atteggiamento di chi si sposa, sperando cioe' che duri per sempre. Ma il contratto regge finche' la cosa mi interessa veramente e finche' sento che ho modo di esprimermi al meglio all'interno di un ambiente musicale che mi stimola. Quando le cose iniziano a farsi ripetitive o sento che le esigenze di mercato sopraffanno quelle musicali, me ne vado perche' questo, molto semplicemente, mi annoia. E se mi annoio non vale la pena continuare.

Intendi fare altri video oltre a quello hai fatto nel '79?

Credo che il mercato dei video sia sovraccarico, e penso di non avere nulla da aggiungere. Quando feci quel video, e sono ormai piu' di 15 anni fa, era un mercato appena nato, e mi incuriosiva, ma ormai credo che sia gia' stato detto tutto.

C'e' un progetto musicale che non sei mai riuscito a realizzare, un sogno nel cassetto che prima o poi ti piacerebbe tirare fuori?

E' difficile risponderti; ho suonato in tanti posti diversi con tante persone diverse... non direi che c'e' un tassello mancante. L'importante e' che possa continuare a fare quello che sto facendo, a dire qualcosa che spero sia musicalmente significativo. Tutto li'.

Come occupi il tempo libero fra un impegno musicale e l'altro?

Ho tre bambini, e chiunque abbia dei figli sa quanto tempo possano richiedere... E mi piace il giardinaggio. Ho un ettaro di terreno qui a casa mia che reclama costantemente la mia attenzione.

Hai suonato anche nelle session dedicate a Buddy Rich in cui hanno partecipato alcuni dei piu' grandi batteristi viventi. Da questo progetto, guidato da Neil Peart dei Rush, e' nato l'album "Burning for Buddy". Si, e stato molto interessante. Chiaramente quel genere di musica non e' esattamente quello cui sono piu' abituato e, prima della registrazione vera e propria, ho dovuto lavorare molto per ottenere dei buoni risultati. La fase in studio in se' e' stata rapidissima, quasi come andare dal dentista, con la differenza che pero' nella sala d'aspetto c'erano dei grandissimi batteristi.

C'era della competizione nell'aria?

Onestamente non sopporto l'idea generalmente diffusa che associa il fatto di suonare la batteria al praticare uno sport agonistico; siamo musicisti, non atleti. E' chiaro pero' che il confronto c'e' sempre, anche fra batteristi affermati.

Parliamo un po' dei King Crimson: improvvisazione negli anni '70, disciplina negli anni '80. E cosa propongono i King Crimson degli anni '90?

I King Crimson sono stati sicuramente la prima band di rock elettrico a misurarsi con l'improvvisazione, un modo di porsi che prima di allora era piu' o meno esclusivo del jazz e della fusion. La disciplina negli anni '80 e' stata una naturale evoluzione, anche perche' non credo che fra improvvisazione e disciplina ci sia soluzione di continuita'. Gli anni '80 sono stati per noi molto fertili. L'ambiente musicale iniziava a dialogare per la prima volta con la musica etnica, con la world music, per non parlare poi della musica minimalista, e della scoperta dell'elettronica. Da allora e' cambiato molto, direi che il ritmo del cambiamento nel mondo musicale e' in costante accelerazione. Il grunge e' apparso dal nulla, un fenomeno in apparenza difficilmente ricollegabile in modo preciso, estemporaneo. Eppure Kurt Cobain ha fatto chiari riferimenti ai King Crimson come ad una delle sue fonti principali di ispirazione. Penso che il nostro suond, e parlo di album come "Red", per esempio, sia ora molto piu' comprensibile ed approcciabile rispetto a quanto non lo fosse vent'anni fa. A ben guardare, infatti, "Thrak" e "Vroom" sono piu' assimilabili alla nostra musica degli anni '70 che non a quella successiva.

A proposito, cosa pensi del grunge?

Le stesse cose che pensavo del punk qualche anno fa: penso che ci voglia qualcuno che ogni tanto dica "Facciamo un po' di disordine, sovvertiamo le convenzioni". Danno una botta di vita, creano un po' di agitazione, ma non danno nessun fastidio a chi sa suonare sul serio.

Parlando di cambiamenti, come sta andando il duo con Pat Mastellotto?

E' la prima volta che lavoriamo insieme; chiaramente non siamo gli Allman Brothers, non suoniamo le stesse cose; si tratta invece di un'attenta e, spero, efficace, integrazione. Una spiegazione puramente tecnica di come realizziamo quest'integrazione sarebbe forse un po' lunga; diciamo che abbiamo parlato molto a tavolino delle idee che volevamo realizzare e del modo in cui avremmo potuto convogliarle alla musica della band. Ci sono pezzi in "Thrak", e mi riferisco in particolar modo a "B'Boom" e alla sezione centrale di "Sex eat sleep dream", in cui la nostra presenza si fa particolarmente sentire, e penso sia una presenza interessante.

Quali sono le capacita' che vengono richieste al batterista dei King Crimson per integrarsi ad una musica strutturalmente tanto complessa?

E' vero, si tratta di musica complessa, ma cio' non significa che sia anche musica difficile con cui suonare. O meglio, anche andare in bicicletta e' difficile per chi non lo sa fare... capisci?

Credo che l'abilita' particolare sia quella di capire che cosa succede in una sala prove dove ci sono sei musicisti che stanno creando qualcosa in maniera simultanea; anche di capire quando e' il momento di starsene in disparte, per poi intervenire al momento giusto con qualcosa di perfetto, e questo quasi in tempo reale. L'essenziale e' avere un'idea divertente ed intelligente al tempo stesso da suonare.

Credi si tratti di una capacita' innata, o di un insieme piu' complesso di elementi?

Senz'altro non e' innata; 28 anni come musicista mi hanno portato ad avere un vasto vocabolario di idee musicali che aspetta di essere consultato al momento piu' opportuno.

Dai un ruolo fondamentale all'esperienza, quindi...

Si', perche' e' l'esperienza che mi guida nella consultazione del vocabolario, per rimanere in metafora; e' lei che mi dice quale delle opzioni possibili potra' dare i risultati migliori. Chiaramente serve anche dell'immaginazione, per dare origine al vocabolario, e serve dello stile, perche' l'uso del vocabolario sia elegante e fluido.

Con i King Crimson hai registrato due album in pochi mesi, "Thrak" e "Vroom". E' piuttosto insolito che una band faccia uscire due cd in cosi' poco tempo, ma stavamo inseguendo un'idea tipo antipasto e pasto. "Thrak" e' stato registrato alla fine dell'anno scorso, e due o tre pezzi gia' presenti su "Vroom" sono stati ripresentati su "Thrak" in veste alquanto differente. L'abbiamo registrato ai Real World Studios di Peter Gabriel dove ci siamo trovati particolarmente bene. E io ero molto contento perche' quegli studios sono vicini a casa, cosi' ho potuto continuare a dedicarmi al giardinaggio fra una registrazione e l'altra...

Di chi e' stata l'idea di registrare ai Real World Studios?

E' stata un'idea di Robert Fripp, nata dal fatto che il tecnico del suono che aveva lavorato con noi alla produzione di "Vroom" a New York (David Bottrill, n.d.r.), lavora stabilmente la', quindi li abbiamo scelti per un discorso di continuita' del suono.

E' stato registrato dal vivo in studio?

Si', interamente. Non ci sono sequenze, ne' programmazione, ne' overdubs. Solo sei persone che suonano insieme in uno studio di registrazione.

Un'idea piuttosto insolita ora come ora...

Hai ragione, molto insolita al giorno d'oggi. L'abbiamo fatto alla vecchia maniera jazz e come hanno sempre fatto i King Crimson. Questo modo e' molto piu' divertente sia per dei musicisti come noi che per chi si occupa del lato tecnico della registrazione. L'approccio stile catena di montaggio, un musicista alla volta, che e' oggi tanto diffuso, e' deprimente per me.

Abbiamo notato un'interessante struttura nei brani "Sex eat sleep dream" e "B'Boom". Nel primo tutto e' molto libero, nel secondo il solo di batteria e' molto africano e musicale.

"Sex eat sleep dream" inizia un po' come un vecchio pezzo dei Beatles, e Pat suona la batteria mentre io suono le percussioni. All'inizio della parte centrale del pezzo c'e' un grosso cambiamento: Pat continua quello che stava facendo mentre io intervengo con della poliritmica, cosa che conferisce una particolare densita' al pezzo.

E' difficile capire quello che state facendo; sembra allo stesso tempo intellettuale ed istintivo.

Benissimo! E' esattamente l'effetto che volevamo ottenere. Per quanto riguarda "B Boom" e le ritmiche africane, direi che si tratta di un esercizio di improvvisazione. Pat suona la linea ripetitiva in 6/8, mentre io improvviso sulla sua base, ma sulla metrica piuttosto che sui timbri. Quindi la metrica cambia costantemente, 6/8, 5/8, 5/16, 7/16, 9/16, 3/8, 6/8 e cosi' via. L'effetto e' quello di un cerchio ritmico che ruota all'interno di un altro. La parte successiva del pezzo e' interamente ritmica.

Torniamo un attimo alla band; dicevi prima che ti senti di essere un musicista tipicamente europeo, come tipicamente europei erano i King Crimson degli anni '70. Adesso la band e' pero' formata ai 2/3 da musicisti americani: come funziona questa formazione?

Nell'ambiente musicale si e' sempre detto che se gli europei avevano delle belle idee, gli americani sapevano suonare. Noi siamo riusciti a mettere insieme le due cose. Del resto, quando gli europei si mettono a discutere, gli americani se ne vanno a bere al bar; a loro importa principalmente di suonare, mentre gli aspetti diciamo "filosofici" spettano a noi. Ne segue quindi che Adrian scrive le melodie e i testi, io e Robert guidiamo la band dal punto di vista intellettuale, e gli americani suonano.

Parlaci del tour con i King Crimson...

Il tour e' partito ai primi di maggio; l'Italia e' stata la nostra terza tappa. In autunno saremo in America e in Giappone, e l'anno prossimo continueremo a febbraio e poi durante l'estate. Come vedi avremo parecchio da suonare. Il tour, com'e' ovvio, si concentrera' sul nostro ultimo album "Thrak" e sul mini CD che e' uscito l'anno scorso, "Vroom".

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